Asino Martina Franca
 
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L'Asino di Martina Franca

MARTINA FRANCA 
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Sino al secolo scorso l'Asino di Martina Franca era esportato persino in India e anche in buona parte dell'Italia meridionale e insulare, è stato impiegato nella seconda guerra mondiale sulle vette delle dolomiti, per trasportare i pesi. Adatto ai terreni impervi è uno degli animali piu resistenti. Lavoratore indefesso questo ciuccio era apprezzato proprio per questa dote oltre che per la mitezza, ma oggi ci sono ben altri mezzi di trasporto che non la groppa grigio perla e nera del somarello di Martina. Allora in suo nome e difesa ci permettiamo di ricordare che è un animale di razza, e che razza, da coccarda tricolore! ed è perciò richiesto da allevatori e collezionisti di mezzo mondo. E' perciò un punto di merito che a Martina lo preservino dall'essere uno dei 15 mila tra animali e piante in via di estinzione al mondo. E se è stato salvato dall'oblio assieme ai murgesi quando, invece, certi...somari bipedi avrebbero voluto cancellarli dalla faccia della terra, questo lo si deve ad alcuni allevatori testardi e al Corpo Forestale dello Stato.

Le cose per lui andrebbero ancora meglio se venisse acquistato dalle amministrazioni comunali e degnamente mantenuto per stare nei pubblici giardini. Già perché gli asini sono molto amati dai bambini anche se ormai gli animali che vedono sono di più in televisione che in campagna, né hanno mai sentito dal vivo un raglio, musica per le orecchie di chi per gli asini nutre una spiccata simpatia. Senza rischio alcuno di fare campagna elettorale poiché l'asino di Martina, non può essere considerato un...asinello, visto che tra i ciucci è il più grande in assoluto e in America i suoi estimatori lo chiamano “mammut” per la sua stazza e non solo fisica.
Si racconta di un allevatore greco che, acquistato a Martina Franca uno stallone famoso per le sue prestazioni, non pareva gradire molto le moine delle ciucciarelle greche. Il primo padrone dell'asino partì allora di gran carriera per la Grecia, preoccupato di dimostrare la...valentia dell'asinello. Gli parlò a lungo all'orecchio, pronunciò, si narra, anche parole magiche e subito dopo lo stallone adempì al suo dovere come da fama che lo aveva preceduto. In effetti l'allevatore aveva fatto solo finta di parlare e invece era ricorso al trucco di far fiutare allo stallone l'urina delle femmine ed esplose l'amore.
Un mesto suggerimento a nome degli asini di Martina, dei murgesi, dei sempre più rari muli una volta indispensabili in campagna e compagni degli Alpini: non solo coccarde, ma anche un monumento. Certo, una bella statua, magari nel foro boario. Sarebbe un bel richiamo turistico e una buona occasione per scappellarsi davanti ad animali, orgoglio di Puglia, avendo anche loro contribuito a portare nel mondo il buon nome della regione.