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DALLE ORIGINI AL SETTECENTO
Popolata, nel sito dov'è la città vecchia, fin dall'età del bronzo,
fu abitata dai
Peucezi
e conquistata, nel III secolo avanti Cristo, dai Romani, che, in
epoca imperiale, la vollero municipio. Sede episcopale dal 300, dopo
la caduta dell'Impero romano d'Occidente, fu vittima delle scorrerie
dei barbari. Nell'847 fu sede dell'emirato di Kalfun e, per due
decenni, conobbe un felice periodo di espansione.
Per la posizione nella rete stradale e il porto, fu contesa da
Longobardi, Saraceni (memorabile l'assedio del 1003, sbaragliato
grazie all'intervento di Venezia) e Bizantini, che viinsediarono il
Catapano e, nonostante l'insofferenza della popolazione e la rivolta
scatenata da Melo nel 1009, governarono fino al 1071 quando, con
Roberto il Guiscardo, giunsero i Normanni.
Sedici anni dopo, il 9 di maggio, approdarono nel porto, trafugate a
Myra (Turchia) da 62 marinai baresi a bordo di tre imbarcazioni, le
spoglie di San Nicola, il più prestigioso santo taumaturgo
dell'Oriente. |
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La città
diventò uno dei tre principali luoghi della cristianità del tempo: tra
il XII e il XIV secolo, dopo la visita a San Nicola, partirono dal suo
porto i Crociati. Alla fine del XII secolo, con gli Svevi, diventò un
importante centro commerciale e militare: fu costruito un nuovo porto e
fu ricostruito il castello. Decadde nel XIV e XV secolo sotto il
dominio
degli Angioini e poi degli Aragonesi, che la donarono agli Sforza, i
quali, dal 1500 al 1524, le restituirono per breve tempo l'antico
splendore. La peste del 1656 assottigliò la popolazione: da quasi 15mila
a circa 10mila abitanti. La ripresa giunse nel Settecento con Carlo III
di Borbone che, fra l'altro, fece passare da Bari l'importante strada
che collegava Napoli a Brindisi. Si intensificarono anche i rapporti con
il mondo culturale napoletano. La popolazione salì a 18mila abitanti.
L'OTTOCENTO
Con la dominazione francese assunse la funzione di
capoluogo di provincia (1806). Durante il breve periodo del viceré
Gioacchino Murat (dal 1806 al 1815), si realizzarono le aspirazioni di
crescita della città e dei suoi ceti mercantili, con l'ampliamento
urbano (iniziato il 25 aprile 1813) che prende il nome di "borgo
murattiano": un reticolo ortogonale con lotti rigorosamente geometrici
destinati alla residenza e alle attività commerciali, separati
dall'abitato medioevale da un'arteria ampia (l'attuale Corso Vittorio
Emanuele II). Ritornati i Borbone, furono realizzate altre importanti
opere: il teatro Piccinni, la Prefettura. Con la nascita del Regno
d'Italia (1861), affermò il suo primato
amministrativo, cui si aggiunse, dopo l'Unità, la nascita della Camera
di Commercio (1862) e delle prime industrie di trasformazione
dell'abbondante poduzione agricola dell'entroterra.
IL NOVECENTO
Agli inizi del Novecento Bari ha 94mila
abitanti. Nasce la casa editrice Laterza (1901), viene
costruito l'Acquedotto pugliese, la immane opera che
sarà artefice di progresso economico e civile, ed è inaugurato
il Teatro Petruzzelli.
Il 26 febbraio 1928 viene pubblicata La Gazzetta del
Mezzogiorno, che, erede del Corriere delle Puglie (1° novembre
1887) e della Gazzetta di Puglia (26 febbraio 1922), diventerà
ben presto non solo la voce dei problemi e delle aspirazioni
della città, della Puglia e della Basilicata, ma anche un
importante polo dell'informazione meridionale. |
Bari conosce
un'altra fase di espansione durante il ventennio fascista, legata
soprattutto alla figura del barese Araldo di Crollalanza. Con
l'istituzione, negli anni Trenta, dell'Università e della Fiera
del Levante (la prima edizione è del 1930) si consolida in modo
irreversibile il primato della città nei confronti della Puglia
e
di una consistente area del Mezzogiorno, e si afferma il progetto
di privilegiare e specializzare il capoluogo pugliese nella
funzione di ponte verso il Levante. |
Viene ampliato il porto, aperto il
lungomare e arricchito il patrimonio degli edifici pubblici.
Nel secondo Dopoguerra la città continua a espandersi, sia
pure tumultuosamente e disordinatamente, oltre la barriera
ferroviaria, e si arricchisce di un'area industriale dove,
grazie anche all'intervento dello Stato, sorgono le grandi
fabbriche che caratterizzeranno, per sviluppo imprenditoriale
e crescita di un forte ceto operaio, gli anni Sessanta e
Settanta.
La periferia si espande e nascono convulsamente sconfinati
quartieri popolari dormitorio, che, privi di centri di
aggregazione e di servizi, diventano facile terreno di una
dilagante criminalità.
Ma sono anche gli anni, soprattutto i Settanta, nei quali la
città si fa metropoli; cresce il terziario moderno e avanzato
e emerge un nuovo ceto imprenditoriale, erede delle tradizioni
e delle risorse mercantili, ma
capace di creare nuove attività e nuova ricchezza, che premia
l'ambizione di uscire dal "sistema meridionale".
Nell'ultimo decennio del Novecento si intensifica a livello
internazionale l'attività del porto per il traffico dei
passeggeri e delle merci. E ancora il porto sarà teatro
dell'immane esodo del popolo albanese, dopo il crollo di uno
degli ultimi regimi dell'Est.
Ma l'ultimo decennio del Novecento è anche quello in cui un
incendio doloso distrugge il Petruzzelli.
Bari entra, a pieno titolo, nel novero
delle città metropolitane; l'area di sviluppo industriale, a
quaranta anni dalla nascita, riacquista vitalità con nuovi
insediamenti di valore internazionale
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